L’alimentazione può contribuire alla prevenzione di alcuni tumori attraverso il controllo del peso, la riduzione dell’infiammazione e la modulazione del microbiota intestinale.
Le evidenze più solide riguardano il tumore del colon-retto. Per altri tumori, il possibile ruolo del microbiota è ancora oggetto di ricerca.
Che cos’è la disbiosi?
Il microbiota intestinale è l’insieme dei microrganismi presenti nell’intestino. Quando la sua composizione o le sue funzioni risultano alterate si parla comunemente di disbiosi.
Questa condizione può essere influenzata da:
- alimentazione povera di fibra;
- consumo frequente di prodotti ultraprocessati;
- eccesso di carni lavorate;
- alcol e fumo;
- obesità;
- antibiotici e altri farmaci;
- sedentarietà.
La disbiosi non è però una diagnosi unica e ben definita. Non esiste attualmente una percentuale affidabile che permetta di stabilire quanto un “microbiota alterato” aumenti il rischio personale di sviluppare un tumore.
Carne rossa e carni lavorate
Una recente meta-analisi di 60 studi prospettici ha confrontato le persone con il consumo più elevato con quelle con il consumo più basso.
Il consumo elevato è risultato associato a un aumento relativo del rischio di tumore colorettale pari a:
- 15% per la carne rossa;
- 21% per le carni lavorate, come salumi, wurstel e carni conservate.[1]
Questi alimenti possono favorire la formazione di composti potenzialmente dannosi per la mucosa intestinale. Anche le cotture ad alte temperature e alcune sostanze usate nella lavorazione delle carni possono contribuire.
Si tratta comunque di associazioni epidemiologiche: non significa che consumare occasionalmente questi alimenti provochi automaticamente un tumore.
Prodotti ultraprocessati
Gli alimenti ultraprocessati comprendono molti snack, bevande zuccherate, dolci confezionati, piatti pronti e prodotti industriali ricchi di ingredienti raffinati, sale, grassi o zuccheri.
In tre grandi studi statunitensi, gli uomini con il consumo più elevato hanno mostrato un rischio di tumore colorettale superiore del 29% rispetto a quelli con il consumo più basso. Nelle donne l’associazione complessiva non è risultata altrettanto evidente.[2]
Nello studio francese NutriNet-Santé, ogni aumento del 10% della quota di alimenti ultraprocessati nella dieta è risultato associato a:
- 12% in più di rischio complessivo di tumore;
- 11% in più di rischio di tumore della mammella.[3]
Questi dati non dimostrano un rapporto diretto di causa-effetto. Una dieta ricca di ultraprocessati è spesso associata anche a sovrappeso, minore attività fisica e ridotto consumo di alimenti vegetali.
Fibra e cereali integrali
La fibra rappresenta uno dei principali collegamenti tra alimentazione, microbiota e salute del colon.
Una meta-analisi ha rilevato che ogni aumento di 10 grammi di fibra al giorno era associato a una riduzione di circa il 10% del rischio di tumore colorettale.
Il consumo di circa 90 grammi al giorno di cereali integrali è risultato associato a una riduzione del rischio di circa il 17%.[4]
La fibra:
- facilita il transito intestinale;
- aumenta il volume delle feci;
- nutre alcuni batteri intestinali;
- favorisce la produzione di sostanze come il butirrato;
- contribuisce alla protezione della barriera intestinale.
Per aumentarla è utile consumare regolarmente verdura, frutta, legumi, cereali integrali, frutta secca e semi.
Dieta mediterranea e prevenzione
Una meta-analisi pubblicata nel 2025, comprendente oltre 2,2 milioni di partecipanti, ha rilevato che una maggiore aderenza alla dieta mediterranea era associata a una riduzione del 16% del rischio di tumore colorettale.[5]
Il possibile beneficio deriva dall’intero modello alimentare, caratterizzato da:
- abbondanza di alimenti vegetali;
- olio extravergine di oliva;
- legumi e cereali integrali;
- frutta secca;
- pesce;
- consumo limitato di carni lavorate.
Non esiste quindi un singolo alimento capace di prevenire il tumore. Conta la qualità complessiva dell’alimentazione mantenuta nel tempo.
Qual è il ruolo del microbiota?
Nei pazienti con tumore colorettale sono state osservate più frequentemente alcune specie batteriche, tra cui Fusobacterium nucleatum, alcuni ceppi di Escherichia coli e Bacteroides fragilis.[6-8]
Questi microrganismi potrebbero contribuire attraverso:
- infiammazione persistente;
- produzione di sostanze capaci di danneggiare il DNA;
- alterazione della barriera intestinale;
- modificazione degli acidi biliari;
- interferenza con la risposta immunitaria.
Non è però sempre possibile stabilire se queste alterazioni siano una causa del tumore, un fattore che ne favorisce la crescita oppure una conseguenza della malattia.
Come proteggere concretamente la salute intestinale?
Le evidenze suggeriscono di:
- consumare ogni giorno verdura e frutta;
- inserire regolarmente legumi e cereali integrali;
- utilizzare olio extravergine di oliva;
- consumare frutta secca e semi;
- limitare salumi e carni lavorate;
- moderare la carne rossa;
- ridurre prodotti ultraprocessati e bevande zuccherate;
- limitare o evitare l’alcol;
- mantenere un peso adeguato;
- praticare attività fisica regolare.
Conclusioni
L’alimentazione può influenzare il rischio oncologico, soprattutto per il tumore del colon-retto.
Gli studi mostrano che:
- un elevato consumo di carne rossa e lavorata è associato a un rischio superiore del 15–21%;
- un consumo elevato di ultraprocessati è associato, in alcuni gruppi, a un rischio colorettale superiore fino al 29%;
- ogni 10 grammi di fibra in più al giorno sono associati a una riduzione del rischio di circa il 10%;
- una maggiore aderenza alla dieta mediterranea è associata a una riduzione di circa il 16%.
La disbiosi non deve però essere considerata una causa unica del cancro. Il tumore è una malattia complessa, influenzata da genetica, età, ambiente, stile di vita e numerosi altri fattori.
Una dieta varia e prevalentemente vegetale può contribuire alla prevenzione, ma non sostituisce gli screening oncologici raccomandati.
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